Il gusto amaro della nostalgia

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Dalle colonne de laRegione (9 settembre) Diego Scacchi ha annunciato che intende votare la lista allargata di sinistra alle prossime elezioni federali. Mi spiace, ma è ovviamente libero di farlo. Sarebbe però stato meglio se avesse rivendicato il suo cambiamento di orizzonte politico invece di pretendere che ad essere mutato sia quello del PLR.
Con tutto il rispetto verso il sindaco PLR di Locarno dal 1979 al 1996 la sua argomentazione è sostanzialmente dogmatica. Usata però, colmo dei colmi, in nome di una prospettiva liberale progressista che antidogmatica dovrebbe essere per definizione. Siamo infatti davanti a una sorta di scomunica laica, pronunciata con bella indifferenza verso la realtà politica del PLR e accompagnata da una benedizione dell’alleanza tra PS, Verdi e Sinistra alternativa. Quali le ragioni di tanta condanna dei liberali? Avere essi operato scelte “fondamentalmente conservative”, “senza valide proposte per un sensibile rinnovo della società e (….) con una “conduzione marcatamente pragmatica e priva di progetti a lungo termine”. Il tutto, per il PLR, sullo sfondo di un “deciso spostamento a destra”, di una “perdita di valori” e di una lista per il Consiglio nazionale “chiaramente di destra”. Di cosa stiamo parlando e di chi? Su quella lista ci sono anche io e vorrei chiedere a Scacchi in nome di cosa si permetta di classificarmi di destra. Perché difendo i dipendenti delle banche? Perché mi batto per la parità salariale tra uomini e donne e contro ogni maschilismo, populismo, sessismo e intimidazione verbale in politica? Perché vengo attaccata da anni siccome ho anche il passaporto dei miei genitori italiani e sarei quindi una “svizzera di carta” che disturba i patrioti veri? Ma tutto questo non è la cosa più importante, e neppure è centrale che Scacchi non dica (perché non ci sono e non può quindi menzionarle) quali sarebbero le tracce politiche concrete del “deciso spostamento a destra” del PLR ticinese. Dove si sarebbero manifestate, nella politica fiscale, scolastica, energetica, ambientale? Il peggio però è a mio parere altrove e risiede in una sistematica sovrapposizione del piano della nostalgia con quello della prospettiva. Davvero pensa Scacchi che il vero problema odierno della cultura politica liberale (e di chi la difende nelle istituzioni) siano la destra o la sinistra nel senso tradizionale del termine, come, per semplificare, è stato il caso fino alla caduta del muro di Berlino? Non sono forse oggi i populismi, i sovranismi, i nazionalismi, gli scandalismi e i moralismi i veri e possenti nemici del liberalismo, in ogni sua sensibilità, economicista o sociale che sia? E non sono essi trasversali agli assi tradizionali destra-sinistra, come ci mostrano gli esempi italiani, francesi o spagnoli. Non dimenticando, per favore, che tutti questi fattori sono oggi elevati alla potenza della comunicazione digitale, che permette a ognuno di rivolgersi a chiunque in un mondo dove ogni giorno 2 miliardi di persone usano Facebook e ogni secondo Google risponde a decine di migliaia di domande. O, ancora, alla tendenziale fine della privacy (il tema del Big data) e alla possibilità di manipolate i processi elettorali e politici (Brexit insegna)? O, ultimo ma non certo per importanza, alla necessità di evitare il divorzio dell’economia di mercato dalla democrazia e quello del progresso tecnologico dalla società. Sono i temi di cui parlo nel mio libro “Liberalismo” appena pubblicato dall’editore Dadò e su questi mi auguro che i liberali, e non solo loro, si confrontino. Parafrasando una bella frase di Mahler, al liberalismo serve più chi ravviva il fuoco che chi ne conserva le ceneri.

Natalia Ferrara, candidata PLR al Consiglio Nazionale